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I significati della Bestemmia


Le Bestemmie e i vari significati. Da:

Studio sulla bestemmia
Tesi di laurea in Sociologia dei processi culturali
relatore presentata da
Ch. mo prof. Pier Paolo Giglioli Isacco Turina

1. Dio cane
Come già detto, si tratta di una bestemmia assai diffusa. Un a-neddoto vuole che Giuseppe Verdi, ad un cantante che durante le
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prove si era lasciato sfuggire una bestemmia, lo licenziasse dicendo: “Qui di cani ci siete solo voi”57. Vedi anche Reg., n° 2.
2. Dio canón
Questa è una delle numerose varianti della bestemmia preceden-te. Vedi Reg., n° 3.
3. Dio porco
È questa, forse, la bestemmia per eccellenza, di cui ho avuto se-gnalazione da varie parti d’Italia. Nella forma porcoddio, che prelu-de forse ad un oblio del suo significato originario, viene usata da traduttori e sottotitolisti. Vedi la variante Dio porcasso in Reg., n° 7.
4. Dio maiale
Variante della precedente, è d’uso piuttosto comune in Veneto.
5. Dio porsèl
Altra variante di Dio porco. Se la precedente era una forma più “raffinata”, questa è invece una voluta disfemia. La si trova proba-bilmente solo in forma dialettale: *Dio porcello suonerebbe fuori luogo. Vedi Reg., n° 23.
6. Dio rospo
La figura del rospo, se pure non viene normalmente evocata come insulto, mantiene comunque una connotazione sgradevole. Vedi Reg., n° 6.
7. Dio bestia
Si veda l’osservazione di Trifone a pag. 22, nonché Reg., n° 12.
8. Dio canarino
Mi è stata segnalata sia in Umbria che in provincia di Verona. È sicuramente una forma attenuata di Dio cane.
57 Citato in DOGO 1992, p. 39.
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9. Dio lupo
Vedi Reg., n° 24.
10. Vaca Dio
È assai diffusa in provincia di Verona, spesso nella forma Vaca Di’. Dio Vaca mi è stato segnalato come frequente a Reggio Emilia. Vedi Reg., n° 17.
11. Can dal vaca Dio
Un insieme di più insulti, palesemente veneto, usato perlopiù con funzione referenziale, per parlare di qualcuno che voglia fare il furbo. Vedi Reg., n° 16.
12. Can da l’Ostia
Valgono le stesse osservazioni fatte alla voce precedente, anche se è probabilmente più diffusa (grazie forse al fatto che, non nomi-nando Dio, è avvertita come meno scandalosa). Il can potrebbe esse-re semplicemente espressivo, ma potrebbe anche riferirsi a Cristo.
13. Vacca Madonna
Non si dimentichi che vacca è un’offesa pressoché equivalente a puttana. In area veneta, la si ascolta spesso elisa in Vacca Madò.
14. Madonna cagna
Anche cagna, come insulto, vale puttana (come l’inglese bitch). Vedi Reg., n° 27.
15. Dio suino sopraffino
Questa raffinata bestemmia in rima era scritta su di un pilastro nella stazione ferroviaria di Vicenza, nel luglio 1999.
16. Dio cagna
Mi è stato riferito che questa strana bestemmia è in uso a Reggio Emilia.
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17. Dio serpente
Diffusa in Toscana.
18. Dio óscio
Questa bestemmia aretina significa “Dio papero”. Esiste anche Madonna óscia.
19. Dio nutria
Su un muro alla stazione ferroviaria di Villafranca (VR), nel novembre 1999.
Insulti “civili”: ho inserito in questa categoria ingiurie di tipo politico o che non hanno a che vedere né con animali, né con tabù di altro genere. Presa da sola, l’ingiuria qui accostata al nome di Dio è un’accusa contro comportamenti socialmente scorretti.
20. Dio ladro
Mi è capitato di sentirla a Bologna. È riportata anche in CAPRETZ 1923, p. 193 (vedi, in basso, al punto 22).
21. Dio boia
È senz’altro fra le bestemmie più comuni nell’Italia settentriona-le. La si trova anche nell’Ulisse joyciano, al capitolo IX, al termine di una lunga perifrasi su Dio. Citata in AVERNA 1977, p. 63. Inol-tre, vedi Reg., n° 1. Comune, in Veneto, anche la forma peggiorativa Dio boiasso.
22. Dio fascista
“Cane, porco, ladro, brutto, vigliacco si sente chiamar Dio a complemento d’ogni parola, quando con novella, stupida trovata non l’appellano bolscevico, fascista, bombardiere” (questo intervento di Tommaso Candiani, che scrive da Venezia, è riportato in CAPRETZ 1923, p. 193). Doveva essere quindi un uso dei primi anni ’20,
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quando, nel fermento politico dell’epoca, i termini “fascista” e “bol-scevico” rappresentavano, per ognuna delle due parti, una vera e propria ingiuria. È un interessante esempio di come la formula bla-sfema si possa adattare ai tempi e ai mutamenti sociali, e scomparire con essi. Un anziano signore bolognese mi ha detto di ricordare que-sta bestemmia, e sostiene che essa fosse in uso presso i gruppi re-pubblicani ed anarchici più che presso i comunisti.
23. Dio bolscevico
Vedi sopra.
24. Dio canaja
Vedi Reg., n° 9.
25. Dio birbo
Questa bestemmia, usata con connotazione ironica, la si trova nel romanzo di C. E. Gadda Quer pasticciaccio brutto de via Meru-lana. Potrebbe essere una vera bestemmia toscana, ma la si trova an-che in un incartamento processuale veronese del 1829 (ASV, inv. 69, Tribunale provinciale di Verona, fasc. 303).
26. Dio lazzarone
Mi è stata segnalata nelle provincie di Padova e Venezia.
27. Dio slandrón
Vedi Reg., n° 29. Slandrón è termine del dialetto veronese per “perdigiorno”, “sfaccendato”.
28. Dio vigliacco
Vedi la citazione al punto 22. È tuttora in uso in Veneto.
29. Dio brigante
Vedi Reg., n° 32.
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30. Faus Dio
Si tratta di una bestemmia piemontese che significa “Dio falso”, talvolta storpiata in Dio Faust (vedi più sotto, al punto 106). Esiste anche una sentenza giudiziaria della pretura di Milano, a riguardo di un tale che: “ebbe in pubblico a pronunciare l’invettiva faus Dio. Il Pretore lo assolse, perché credette che “la frase possa essere spoglia-ta del suo significato letterale e considerata un’esclamazione, un modo di dire dialettale piemontese”” (PICCHINI 1937, p. 247); ma in appello l’imputato fu condannato a pagare una multa, con gran soddisfazione del Picchini.
31. Dio c’è, ma è un gran bastardo
Questa frase era pronunciata spesso da un ragazzo di Villafranca (VR), pochi anni fa. “Bastardo” è usato qui come ingiuria. Appare invece più volte nella storia inglese, detto di Cristo e nel suo valore originario di “figlio illegittimo” (LEVY 1995, p. 161 e p. 220).
32. Dio maledetto
Comune nell’Italia del nord, è anche nel romanzo Wait until spring, Bandini, dell’italoamericano John Fante (FANTE 1995).
33. Dio inutile
Espressione quasi ereticale, pronunciata da un ragazzo veronese che non riusciva ad intendersi col compagno durante un gioco di so-cietà.
Bestemmie scatologiche e sessuali: si tratta di un filone assai proficuo, sia perché le bestemmie contro la Madonna, come già det-to, vi rientrano tutte, sia perché è da questi ambiti semantici, in quanto tabuati, che sono tratte la maggior parte delle ingiurie comu-nemente usate in Italia. La bestemmia scatologica o sessuale permet-te quindi di violare contemporaneamente due tabù, e tanto meglio
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potrà servire per lo sfogo di emozioni violente58: “tali parole [osce-ne] affioreranno nella forma di bestemmia e imprecazione, e, in mo-do caratteristico, associate molto spesso con l’idea di cose sacre e divinità” (GALLI 1969, p. 92)59.
34. Dio sborrato
Bestemmia che ho ascoltato un paio di volte da ragazzi verone-si.
35. Cazzo di Dio
Questa bestemmia, che sembra quasi ereditare in chiave ingiu-riosa la tradizione dei giuramenti profani del tipo “Al sangue di Dio”, “Corpo dell’Ostia”, mi è stata segnalata come espressione di uso quotidiano per un’inserviente di Torri del Benaco (VR).
36. Dio inculà da quatro tori
Bestemmia pronunciata alcuni anni fa in un’aula di liceo (duran-te la ricreazione) da un ragazzo di Zevio (VR).
37. Dio strainculato
58 Come s’intuisce, siamo in presenza di un fenomeno più ampio della semplice bestemmia, spiegabile solo attra-verso una interpretazione generale dei tabù e del loro affiorare nel lessico emotivo: “La repressione sessuale è for-se, assieme al timore magico-religioso, l’inibizione più forte tra quelle che sono alla base dei fenomeni di interdi-zione linguistica. Come quella religiosa essa, pur venendoci dall’esterno, cioè dalla società e dalle sue usanze, è fortemente interiorizzata ed opera ormai nell’inconscio. A tale repressione corrisponde una reazione, sicché i ter-mini che si riferiscono a fatti e concetti connessi col sesso hanno una bassa frequenza d’uso quando il linguaggio è espressione di un contenuto riflesso, ma un’altissima disponibilità e quindi di fatto una notevole frequenza nell’espressione irriflessa ed emotiva, cioè nell’invettiva” (GALLI 1969, p. 91). L’azione inconscia è necessaria-mente chiamata in causa. Così anche in PETROLINI 1971, pp. 20-21: “Esiste invece una prova linguistica abba-stanza sicura per riconoscere l’interiorizzazione più o meno profonda di un tabù: ci è fornita dal confronto con la sua frequenza d’uso in funzione emotiva, cioè come locuzione esclamativa, o in funzione emotivo-conativa, cioè come insulto o come imprecazione (…) Il parlante cioè, quando debba manifestare un’intensa emozione, ricorre i-stintivamente a quelle parole e a quei concetti sui quali il pensiero cosciente svolge più intensamente la sua azione di censura”; questa considerazione porta l’autore alle conclusioni citate sopra a pagina 12. Trattando della frequen-za delle bestemmie sessuali nell’Italia meridionale, Giovanni Greco sostiene che “non vi è spaccatura della tabuiz-zazione più forte e completa come quando la bestemmia s’intreccia all’utilizzo di un lessico osceno e con risvolti sessuali, determinando così un vero e proprio linguaggio di rottura, che sembra dar corpo a una profonda situazio-ne di male e di disgrazia di chi ascolta e la contemporanea autoespulsione dal contesto sociale di chi lo attua” (GRECO 1993, p. 143).
59 “Le bestemmie toscane usano il lessico dei vari interdetti linguistici e semantici, scegliendo gli attributi nelle a-ree lessicali della sporcizia, della aberrazione sessuale, della animalità e della diabolicità” (FALASSI 1980, p. 104).
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Vedi Reg., n° 30.
38. Mi ghe cago in bocca anche a Dio
Pronunciata da un certo Michelangelo Pazzi di Legnago (VR), processato nel 1843 per il reato di “perturbata religione” (ASV, inv. 69, Tribunale provinciale di Verona, fasc. 333). Segnalo la somi-glianza fra questa locuzione e la tipica bestemmia catalana Mecàgum Déu (cago su Dio), che presenta numerose varianti con altre parti del corpo di Dio (VINYOLES 1983). Può darsi che, nell’Ottocento, e-spressioni del genere abbiano conosciuto una certa fortuna: un testi-mone in un processo veronese del 1829, racconta che l’imputato a-veva affermato “che i due Cristi che esistono nelle chiese di Lava-gno e di Illasi e che sono in pregio presso la popolazione meritereb-bero che fosse loro cacato sulla faccia” (ASV, inv. 69, Tribunale provinciale di Verona, fasc. 302); a rigore, in questo caso, l’azione minacciata sarebbe però un sacrilegio.
39. Dio putanón
Mi è capitato di ascoltarla in provincia di Verona.
40. Dio luamàr
“Dio letamaio”. Bestemmia veronese, probabilmente di uso più comune rispetto alla precedente
41. Dio frocio
Mi è stata riportata come d’uso frequente a Roma.
42. Dio merda
Citata in FALASSI 1978. “Maledetto Dio de merda, Gesù de merda” è negli atti di un processo veronese del 1826 (ASV, inv. 69, Tribunale provinciale di Verona, fasc. 301).
43. Dio rüt 29
Nel luglio 1999 era scritta su di un cartello stradale a Bergamo alta. Rüt vale “rutto” in vari dialetti lombardi.
44. Dio cugghiune
Forma meridionale di “coglione”. Era scritta su un pilastro in via Righi, a Bologna, nel novembre 1999.
45. Scurzan d’an Dio
“Scoreggione di un Dio”: è bestemmia bolognese, e, mi è stato riferito, anche toscana, nella forma Dio scoreggione.
46. Buzan d’an Dio
“Busone di un Dio”: altra bestemmia bolognese.
47. In culo a Dio
Quest’altra bestemmia meridionale dev’essere d’uso assai co-mune; assieme a “mannaggia a”, rappresenta la forma normale della bestemmia meridionale: “Le bestemmie ricalcavano schemi fissi, va-lidi per tutti i bestemmiati: mannaggia l’anima di…; mannaggia il sangue di…; in culo a…; mannaggia il Nome santissimo di…; man-naggia a…che lo ha creato; mannaggia a…che fa ancora essere giorno; fotto pure a…” (GRECO 1993, p. 143). Per quest’ultima, vedi anche la nota 26.
48. Puttana Madonna
La si può definire, assieme ai suoi sinonimi, la bestemmia per eccellenza. L’elevato numero di bestemmie alla Madonna giustifica il fatto che il verbo “smadonnare” possa essere usato al posto di “be-stemmiare” in contesti informali60. Una simile pratica ha portato persino ad uno spostamento nella connotazione del termine “Ma-donna”, “che può addirittura suonare un po’ crudo, compromesso
60 Allo stesso modo, il fatto che cosptar stia in dialetto friulano per “bestemmiare”, ci assicura che l’uso di giurare “al cospetto di Dio” doveva essere, in quell’area, assai pervasivo, e doveva essere tenuto come blasfemo.
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anche com’è dell’imprecazione” (GALLI 1969, p. 71)61. Citata in AVERNA 1977 nella forma Madonna puttana. Joyce la fa pronun-ciare (Putana madonna) ad un gruppo di italiani in lite, nel capitolo XVI dell’Ulisse.
49. Madonna bucaiola
Bestemmia fiorentina, frequente anche nella forma camuffata Maremma bucaiola. È citata in AVERNA 1977.
50. Porca Madonna
Usatissima variante di Puttana Madonna; ho preferito inserirla in questa categoria piuttosto che in quella delle bestemmie bestiali, poiché qua “porca” sta senza dubbio per “puttana”, senza nemmeno che il parlante si debba render conto della metafora. Citata in AVERNA 1977; vedi anche Reg., n° 5 e n° 8.
51. Madonna troia
Altra variante di Puttana Madonna. Vedila in AVERNA 1977.
52. Madonna damigiana e tutti i santi per tappo
Indicata come bestemmia fiorentina in AVERNA 1977. Mostra una certa somiglianza con la bestemmia catalana, citata in VINYOLES 1983, Mecàgum una bóta plena de sants i Déu per tap! (cago su una bottiglia piena di santi e con Dio per tappo). Esiste an-che nelle forma Madonna damigiana con tutti i santi dentro e Dio per tappo.
53. Madonna a pecorina e tutti i santi dietro
Un ragazzo di Pisa mi ha detto di averla sentita da un anziano contadino delle sue zone.
61 L’uso del termine “Madonna” nelle esclamazioni, non necessariamente blasfeme, è regolarmente indicato dai di-zionari. E non si tratta di un uso solamente italiano: in Brasile, la frequentissima esclamazione Nossa, sta per Nos-sa Senhora de Aparecida, nome di una Madonna venerata in un particolare santuario.
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54. Madonna benzinaia e Dio per pompa che ci pompa dentro
Vedi Reg., n° 31. Le implicazioni sessuali di questa bestemmia sono evidenti. Ricordo anche di aver sentito la sola Madonna benzi-naia da un ragazzo fiorentino.
55. Puttana Madonna, e gli angeli in colonna
Imprecazione d’uso comune in un gruppo di liceali veronesi; e gli angeli in colonna poteva essere usata come risposta a qualcuno che esclamasse soltanto Puttana Madonna.
56. Ostia Madonna, matrona di bordello
Citata nella Editor’s note ad AVERNA 1977.
57. Puttana Madonna troia in croce
Vedi Reg., n° 10.
58. Madonna ignuda con le mani in tasca
Questa spiritosaggine mi è stata riferita da Pisa.
Vergogne fisiche, sociali ed economiche: ho raggruppato qui le offese relative a difetti o vergogne di vario genere, in particolare fi-sici ed economici; sono tutte aree colpite da interdizioni linguistiche più o meno forti62.
59. Brutto Dio
Mi è stata riferita come uso peculiare di un’insegnante di liceo mantovana; non ho potuto accertarne la diffusione; è anche nella ci-tazione riportata al punto 22, e in Reg., n° 33.
60. Brota Madona
La si può ricostruire dal breve saggio di Bellosi su La bestem-mia in Romagna: “Gli epiteti caratterizzanti la bestemmia non sono
62 Vedi GALLI 1969, pp. 161 e seguenti, e pp. 183 e seguenti.
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molti: bôja, vigliach, vigliaca, putana, pôrca, brota” (BELLOSI 1975, p. 5); alla pagina seguente, egli ne riporta anche la forma ap-pena camuffata Brota madór.
61. Vécio Dio
Questa locuzione parmense (“Vecchio Dio”) sarebbe, secondo Petrolini, una forma attenuata per Dio vaco, a sua volta costruito su “vacca” (PETROLINI 1971, p. 39).
62. Dio pelà
“Dio pelato”; pare che appartenga al corredo linguistico della stessa inserviente veronese di cui al punto 35.
63. Dio spiantà
Vedi Reg., n° 26.
64. Dio poarìn
Con la variante italianizzata Dio povero, è un’espressione anco-ra viva in ambito veronese. Con tutta probabilità, non è che una for-ma attenuata per Dio porco. Vedi Reg., n° 11.
65. Dio becco
L’ho ascoltata più volte a Villafranca (VR), dove è sentita come una bestemmia abbastanza forte.
66. Dio mato
“Dio matto”; la si ascolta talvolta nel veronese.
67. Dio mönc
Bestemmia bolognese: “Dio monco”. Un anziano signore di Bo-logna me ne ha data un’interpretazione morale: si dice che Dio è monco qualora si voglia insinuare che egli, invece di essere impar-ziale, favorisce una parte a scapito dell’altra.
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68. Cristo nudo
Citata in AVERNA 1977. Personalmente non l’ho mai sentita.
Bestemmie iperboliche: sono creazioni per lo più scherzose; la loro complessità, infatti, le rende poco adatte ad un uso emotivo ed immediato.
69. Ipersupermegaporcodio
Pronunciata da un giovane di Malavicina (MN) in presenza di amici.
70. Dio can moltiplicà par mila
Cioè, “Dio cane moltiplicato per mille”; anche questa proviene da Malavicina, ma non si tratta di una coniazione unica, come la precedente; a mio parere, essa è conosciuta, anche se non frequen-temente usata, dagli abitanti del luogo.
71. Un treno di riso. Ogni chicco Dio boia
Segnalata come bestemmia fiorentina, vincitrice del secondo premio in una gara di bestemmie durante le feriae matricularum del 1965, in FALASSI 1978.
72. Dio grappolo d’uva, ogni acino un porco
Questa, e la seguente, girano fra la gioventù liceale veronese. È evidente la somiglianza retorica con la precedente e la successiva.
73. Dio distesa di sabbia, ogni granello un porco
Vedi sopra.
Bestemmie “narrative”: nonostante l’apparenza, non si tratta di coniazioni artificiali come nella sezione precedente. Hanno una forte caratterizzazione dialettale, e sono usate per evitare la durezza di una vera bestemmia, e, in un certo senso, diluirla creandole un contesto.
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74. Dio scapà de note, che dal dì no’l gh’ea mia tempo
“Dio scappato di notte, perché di giorno non aveva tempo”; questa locuzione era correntemente usata da mia nonna, anziana contadina mantovana. È un prolungamento di Dio scan, a sua volta costruito su can con l’aggiunta di una s espressiva. La riporta anche Petrolini per il territorio di Parma, nella forma dio scapà da lèt ad nòta perché ad giórn al gh èva paura (PETROLINI 1971, p. 40).
75. Dio scalzo nella valle dei chiodi
Mi è stata indicata come un uso piacentino. Vi si può leggere la stessa volontà di mimetizzare la sottostante Dio scan.
76. dio scapà da lèt sensa scarpi
Cioè, “Dio scappato dal letto senza scarpe”. Petrolini la riporta in un’indagine sul dialetto della provincia parmense, unitamente alla variante sensa gambi (PETROLINI 1971, p. 40).
77. dio scapà da cà par ne pagà l’afitt
“Cfr. il lombardo dio scapà da cà par ne pagà l’afìtt: “Dio scappato di casa per non pagare l’affitto”. È probabile che anche i sintagmi cornigliesi inizianti con dio scapà da lèt muovano da dio scapà da cà, sentito come troppo offensivo: il tipo scapä da cà “scappato di casa” nel dialetto parmigiano, come nei dialetti setten-trionali in genere, infatti, è utilizzato come insulto” (PETROLINI 1971, p. 40, nota 33).
78. Dio slampante che’l rampa’n sa le piante
“Dio slampante che si arrampica sulle piante”: “slampante” è parola inventata, forse ad hoc. L’ho sentita più volte da ragazzi di Mantova.
79. Boia de Signor, s’u j è, e s’u ‘gn j è, chi fa par lö
“Boia del Signore, se c’è; e se non c’è, chi fa per lui”: a rigore, questo sarebbe un bell’esempio di bestemmia ereticale; la classifico
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qui solo per comodità; essa fa il paio con una filastrocca, pure roma-gnola, fra il blasfemo e lo scanzonato, riportata in BELLOSI 1975, p. 7, che, in traduzione, suona così: “Signore mio, se ci sei / salvami l’anima, se ce l’ho / e mandami in paradiso, se c’è”.
Bestemmie curiose, non offensive: è questa una categoria assai interessante, poiché testimonia del fatto che, una volta che vi sia una formula accettata per la locuzione blasfema, qualunque parola può prendere il posto di quello che in origine poteva essere solamente un termine ingiurioso, e sarà sentita comunque come una bestemmia ben costruita. Rientrano nel novero alcune bestemmie, da me raccol-te, in cui la parola associata a Dio dipende strettamente dal contesto immediato. Che siano qui rubricate soltanto locuzioni costruite sul nome di Dio, mostra che questo è il tipo che gode di più ampia for-tuna, di contro alle bestemmie rivolte alla Madonna, che, come già detto, appartengono perlopiù ad un solo ambito semantico.
80. Dio informatico
È una bestemmia assolutamente artificiale, ideata dallo psicana-lista Giacomo Contri, che la propone e la spiega in un articolo pub-blicato sul settimanale cattolico “Il Sabato” (CONTRI 1989). Ma contribuisce a confermare quanto detto nella presentazione: vale a dire, usando quasi una tautologia, che una bestemmia è tale se pre-senta la forma di una bestemmia (nome sacro + insulto).
81. Dio latte
Era in uso, alcuni anni fa, presso la gioventù veronese. A Va-leggio sul Mincio (VR), era accompagnata dalla celia “Dio latte, la bestemmia che nutre”.
82. Dio mottarello
“Mottarello” era il nome commerciale di un gelato; su questa bestemmia toscana si è svolto un dibattito in due parti sulla rivista americana “Maledicta” (AVERNA 1977 e FALASSI 1978). La con-
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clusione è che Dio mottarello sia una variante di Dio merda. Perso-nalmente, non credo ci sia bisogno di alcuna spiegazione precisa, così come non la riesco a trovare per la bestemmia precedente. La somiglianza fra il gelato e le feci, come arguita da Falassi, può forse aver agito; ma, in definitiva, si è trattato di una moda per la quale non è possibile, a mio avviso, reperire una causa ragionevole.
83. Dio elicottero
Vedi Reg., n° 15. È un caso di bestemmia determinata dal suo contesto.
84. Dio Perbe
Questa era la bestemmia peculiare di uno studente veronese, giustificata dal disprezzo che egli provava verso un altro ragazzo, chiamato appunto Perbe.
85. Dio lai
Mi è stato assicurato che si tratta di una bestemmia assai corren-te a Chioggia (VE), e sul cui significato i parlanti locali non sanno fornire ragguagli.
86. Dio forcipe
Vedi Reg., n° 28. È una coniazione scherzosa, che gioca appun-to sul riconoscimento, in chi ascolta, dello schema linguistico della bestemmia.
87. Dio Kant
Altra bestemmia, ironica, modellata sul contesto: Reg., n° 4.
88. Dio Pierpaolo Pasolini
Reg., n° 22. Pietro e Paolo sono due santi venerati assieme nella zona; ma questa congerie di figure sacre dev’essere sembrata co-munque irrispettosa alla signora, poiché, dopo una pausa, le ha con-ferita questa forma del tutto profana.
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89. Dio papasìn
Esclamazione usata da mia madre (di Villafranca di Verona), al-la quale il più comune Dio papa (che a sua volta, probabilmente, serve ad evitare Dio porco) deve apparire troppo forte; lo completa facendogli assumere questa forma innocua.
90. Dio bubù
Invenzione del gruppo musicale veronese Kings, che lo inseri-sce, forse per esigenze di rima, nella canzone “Fai quello che vuoi”, versione italiana di “Time is on my side” dei Rolling Stones.
91. Dio lampione
Bestemmia toscana: della zona di Pistoia, mi è stato riferito.
92. Dio cantante
È diffusa probabilmente in tutta l’Italia settentrionale, come va-riante innocua di Dio cane.
93. Dio cameradaria
La ascoltai da un tredicenne di Villafranca di Verona; si trattava di una trovata giocosa.
94. Dio cangi
Citato in GALLI 1969, p. 45, come espediente fonetico in uso a La Spezia per evitare di dire Dio cane.
95. Dio bombardiere
Vedi la citazione al punto 22. Poteva essere diffusa nel periodo successivo alla prima guerra mondiale.
96. Dio bestrega
È diffusa qua e là nelle provincie di Mantova e di Verona; sup-pongo si tratti di un incrocio fra Dio bestia e ostrega (alterazione dialettale di Ostia). Vedi Reg., n° 2.
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97. Dio caligola
Ancora una deformazione veronese tendente ad evitare il più esplicitamente offensivo Dio can.
98. Dio poi
Ho letto questa bestemmia su una panchina alla stazione ferro-viaria di Firenze Campo di Marte. È probabilmente un incrocio fra porco e boia, con camuffamento di entrambi.
99. Dio polacco
In questa locuzione, che pare fosse usata in Umbria nei primi anni ’80, “polacco” indica sicuramente papa Giovanni Paolo II.
100. Dio scarabocchio
Come la seguente, è stata pronunciata durante una partita di cal-cio, per un’avversità di gioco, dall’allenatore di una squadra dilettan-tesca della provincia veronese.
101. Dio stradìcolo
Come sopra; se la precedente evitava forse l’espressione Dio scan, variante comune, nel veronese, per Dio can, questa serve forse a correggere una bestemmia iperbolica, del tipo Dio stracane o Dio straporco.
Sincretismi e associazioni religiose: frequenti sono le bestem-mie che associano a Dio un termine preso dall’ambito della vita reli-giosa; spesso si tratta di espedienti per evitare una più cruda be-stemmia, e in un certo senso darle una forma religiosamente irre-prensibile; quando invece si chiama in causa il diavolo, la bestem-mia assume quasi un contenuto ereticale. Potrebbe rientrare in que-sta categoria anche Dio Pierpaolo, al punto 88.
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102. Dio Dio
“Talvolta gli studenti organizzano delle “gare di bestemmie”, con un premio per la migliore bestemmia. Nella sessione cui assi-stetti, la giuria diede il primo premio a Dio Dio! Il vincitore spiegò che “Dio” era un termine talmente brutto e negativo, che non si po-teva pensare ad alcunché di peggiore, più osceno od offensivo, da usare come bestemmia” (FALASSI 1978; trad. mia). Questa testi-monianza riguarda le feriae matricularum fiorentine del 1965. Si tratta quindi di un contesto goliardico e smaliziato. La bestemmia, insomma, è artificiosa; ciò non impedisce di sottolineare il processo per il quale la frequenza delle bestemmie ingiuriose ha portato ad i-dentificare (sebbene ironicamente) Dio come colui che è predicato nelle bestemmie: vale a dire, come una creatura ripugnante il cui stesso nome costituisce un’ingiuria. C’è qui, in chiave giocosa, quel-lo stesso accanimento contro la persona di Dio che troviamo espres-so, in altri contesti, da frementi maledizioni le quali, si direbbe, cer-cano effettivamente di colpirlo spinte da un astio enorme. Sono quei casi in cui più possiamo sospettare che chi lo bestemmia creda effet-tivamente nella sua esistenza e nella sua indole malvagia63.
103. Dio diavolo
Nello stesso resoconto citato al punto precedente, si legge “Fra le altre, c’erano molte varianti della canonica, usuale e semplice Dio diavolo!, che non fu pronunciata probabilmente perché troppo ovvia e ordinaria”. Questa particolare bestemmia non sembra diffusa in a-rea veneta, ma possiede una lunghissima tradizione di derivazione ereticale. L’esclamazione “diamine”, ad esempio, deriva dalla so-vrapposizione fra “diavolo” e “domine”64. Alla fine del ‘700, nell’Italia meridionale “diffusissima era la bestemmia quis dicat diabolum sanctum” (GRECO 1993, p. 121). La compenetrazione fra i due opposti, che può esprimersi, in Italia, sotto forma di semplice bestemmia, potrebbe godere di ampia legittimità in una discussione
63 Vedi l’esempio d’ingiurie alla Madonna e d’invocazione al diavolo riportato in GRECO 1993, p. 135.
64 Il GDLI la data a partire dal 1612.
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teologica o filosofica: chi leggesse le seguenti parole, tratte dai Frammenti postumi di Nietzsche, non penserebbe certo ad una be-stemmia ingiuriosa; casomai, ad una vera dottrina: “Quando avevo dodici anni mi inventai una strana trinità: cioè Dio padre, Dio figlio, e Dio demonio65”; risulta chiaro che una bestemmia è tale solo in un certo contesto e se pronunciata in un certo modo. Ad ogni modo, è innegabile che il concetto di Dio richiama, per opposizione diretta, quello del diavolo: non si dimentichi che, nei dialetti, il nome del diavolo può sostituire quello di Dio nelle bestemmie, legittimandole così da un punto di vista religioso. Questo passaggio è particolar-mente semplice nei dialetti veneti, dove i termini diaolo e Dio pre-sentano una netta somiglianza fonica, e possono essere usati indiffe-rentemente nelle imprecazioni: Diaolo boia o Diaolo can sono, al-meno nell’area veronese, altrettanto diffusi quanto Dio boia e Dio can. La stessa cosa accade nel dialetto parmense66. In Toscana si usa pure Madonna diavola, anche camuffata in Madonna ghià.
104. Dio demonio
“Ma più spesso le varianti di Dio diavolo sono formate sosti-tuendo diavolo con altri termini che nel folklore sono specifiche epi-fanie e denominazioni del diavolo. Ad esempio, Dio Farfarello! (Farfarello è uno dei demoni danteschi nella Divina Commedia) e dio demonio!” (FALASSI 1978; trad. mia).
105. Dio diavolo, e scusa diavolo
Citata in FALASSI 1978.
106. Dio Faust
65 Citato in GENTILI 1998, p. 171. Il brano prosegue: “Il mio sillogismo era che Dio, pensando se stesso, creò la seconda persona della divinità; ma che, per poter pensare a se stesso, doveva pensare il suo contrario, dunque do-veva crearlo. Così cominciai a filosofare”.
66 “Spesso il riferimento al diavolo, per quanto anche il nome djävol rappresenti un tabù, ricorre come riferimento eufemistico a Dio (…) l’utilizzazione dell’uno per l’altro è motivata dalla vicinanza fonetica (dio/dia-) e psicologi-ca (perché parlando dell’uno si evoca simultaneamente alla mente in qualche modo anche l’altro)” (PETROLINI 1971, p. 34). Imprecazioni contro il diavolo sono presenti anche in dialetto romagnolo (BELLOSI 1975, p. 6), do-ve minore è la vicinanza fonetica, e si potrebbe quindi pensare ad una vera ingiuria contro il diavolo. Personalmen-te, ritengo che alla base della bestemmia ci sia sempre un nome sacro, e mai un nome esecrando.
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Citata in AVERNA 1977 e così spiegata in FALASSI 1978: “Faust nel folklore toscano è un diavolo. La sua esistenza potrebbe essere stata introdotta dalle connotazioni demoniache del nordico dottor Faust. Ma, qualunque ne sia l’origine, l’immagine di questo demonio è assai popolare fra il volgo italiano (…) per cui, dire Dio Faust! è come dire Dio diavolo! ma in maniera più originale, meno comune, e con una rilevante forza illocutoria”. Personalmente, riten-go invece che Dio Faust sia alterazione di Dio faus, caratteristica bestemmia piemontese che, nel dialetto locale, significa “Dio falso”. Confronta anche, più sopra, il punto 30.
107. Dio Farfarello
Vedi al punto 104.
108. Dio prete
Questa probabile alterazione di Dio porco è vivissima in pro-vincia di Verona.
109. Dio papa
Valgono le stesse indicazioni date al punto precedente. Vedi an-che Reg., n° 14, e Dio papasìn al punto 89.
110. Dio campanile
Alterazione di Dio cane. Citata in GALLI 1969, p. 15.
111. Dio campanar
Ancora un’alterazione di Dio can. Vedi Reg., n° 13.
112. Dio Madonna
Non si può asserire con certezza che sia una variante innocua di Dio maiale, bestemmia che sembra essere poco diffusa. Potrebbe es-sere un caso di vero pudore: dovendo chiamare in causa il nome di Dio come interiezione, ma non volendo in alcun modo infangarlo, lo si associa alla figura sacra della Madonna; d’altra parte però, come
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già osservato, il nome della Madonna funziona di per sé come im-precazione. È citata in GALLI 1969, p. 45. Vedi anche Reg., n° 20.
113. Dio Cristo
Come sopra, non si può essere certi che derivi per pudore da Dio cane, o che non sia al contrario una maniera non comprometten-te per concludere un’esclamazione che si è comunque iniziata.
114. Ostia Madonna
Citata nell’Editor’s note ad AVERNA 1977.
115. Ös-cia de Signór
Questa non è una vera e propria bestemmia, a causa della sua tenuità. È trascritta fra le bestemmie romagnole in BELLOSI 1975, p. 7. Il veneto Ostia d’un Dio può esserne considerato una variante.
Bestemmie attenuate: non considero qui le esclamazioni in cui il nome sacro viene sostituito da un altro termine, bensì quelle in cui esso rimane, ma la forza della bestemmia viene attenuata con altri espedienti.
116. Dio chel can, el dir Marochi
Questo stratagemma, adottato comunemente da mia nonna (cita-ta al punto 74), consiste nel pronunciare tranquillamente la bestem-mia (“Dio quel cane”), attribuendola poi a qualcun altro, nella fatti-specie un tal Marochi.
117. Putana dla Madona d’legn
“Altre volte (…) al nome del personaggio bestemmiato si ag-giunge “d’legn”: è questo un espediente che la saggezza dei vecchi insegna per evitare, tardi in verità, di cadere nel blasfemo (ad es.:
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putana dla M… d’legn!). Espressione esclamativa frequente è “ös-cia d’legn!” (BELLOSI 1975, p. 7)67.
118. ös-cia d’legn
Vedi sopra.
119. Dio santo
Non può esservi esclamazione più legittima; essa costituisce quindi un perfetto alibi. Potrebbe essere l’eco, camuffato, dell’antica esclamazione Sangue di Dio. Ma potremmo anche vedere, in questa e nelle successive, uno dei tipici processi di eufemismo, l’antifrasi68.
120. Dio caro
Probabile mascheramento di Dio cane. Vedi Reg., n° 18.
121. Dio bel
Potrebbe evitare Dio boia, ma anche Dio bono, sentito come troppo vicino a Dio boia. È diffuso a Verona.
122. Dio buono
Vedi nota 68. In Veneto si presenta nella forma Dio bon.
123. Dio bonino
Vedi nota 68.
124. Dio mamma
67 Vedi anche la testimonianza riportata, alla stessa pagina, nella nota 15.
68 L’antifrasi viene così esposta in GALLI 1969, p. 51: “Consiste nel velare le parole spiacevoli sostituendo parole di significato opposto. Questo procedimento fu molto usato anticamente per i tabu religiosi… Anche nel maghre-bino è l’espediente tipico dell’interdizione religiosa e di superstizione. Le formazioni eufemistiche di tipo antifra-stico contengono una captatio benevolentiae: il Nyrop chiama infatti questi sostituti termini adulatori. In italiano noi spesso usiamo l’aggettivo benedetto per cose in realtà nocive e spiacevoli e verso cui nutriamo un sentimento negativo. Si dice spesso (…) vai a farti benedire (…) e, tra le imprecazioni, dio buono (tosc. dio bonino)”.
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Variante di Dio Madonna: “l’esclamazione ferrarese Dio mam-ma! accanto a quella di Dio Madonna! funziona da variante e ci ridà il senso originario” (GALLI 1969, p. 45).
Bestemmie “a botta e risposta”: inserisco qui le bestemmie mu-rali che mi è capitato di raccogliere, nelle quali, ad una prima scritta, una seconda mano aveva aggiunto una risposta.
125. Dio c’è / Sì, ed è porco
Sul retro di un cartello indicatore lungo l’autostrada Bologna-Milano, nel marzo 1999.
126. Dio c’è / Sì, l’ho sentito grugnire
Nei bagni dell’Università di Bologna, in via Zamboni 32, nel giugno 1999.
127. Dio boia / Non si bestemmia, Dio porco
Su di un pilastro alla stazione ferroviaria di Villafranca (VR), nel settembre 1999.

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28 pensieri su “I significati della Bestemmia

  1. Una tesi sulla bestemmia? E io che, facendone una sul calcio mi sentivo immortale… complimenti! La mia preferita, che considero bestemmia minore ma di profondo significato, è mannaggia al clero!

  2. Ero “io” l’incantata…

  3. Filo in ha detto:

    Dio Catrame

    Sentita da un mio amico a rimini

  4. porco dio in ha detto:

    che bel blog dio cane e porca madonna!!!
    ma qualcuno mi spiega come ha fatto a uscire un cane dalla figa di una porca?

    • sicuro ti piaccia? siamo rimasti io e te e i post in bozza che non so se pubblicare.
      Ormai faina e qualcosa sono i must have e nessuno va a caccia di un Bukowski sobrio

  5. Santaluc in ha detto:

    Per evitare di offendere Dio e la Madonna certi perugini non pronunciano la D di Dio e la M di Madonna così abbiamo per esempio Io cane , Io boia , ‘na donna pu…… ecc
    Chi mi può aiutare a trovare il significato e l’origine di :
    ziu grimison , ziu strofinno , ziù scanchignà ( sapendo che Ziu va messo per Dio naturalmente )

    • diocane in ha detto:

      io bestemmio raramente, ma quando lo faccio è molto chiaro: dio cane e porca madonna!

    • Alessandro in ha detto:

      grimison vuol dire camicia, nel senso di camicia a strisce, quindi carcerato. Strofinno vuol dire straccio per pulire per terra (e un tempo, quando non c’era la cartaigienica, si usava uno straccio che poi veniva lavato alla bell’emmeglio). Ma strofinno vuol dire anche sega in senso di masturbazione, e per corrispondenza, segaiolo, o anche omosessuale in senso dispregiativo (quest’ultimo non so perché). scanchignà, o anche sganganasciato, vuol dire divelto, rotto, rovinato

  6. Dio boia in ha detto:

    DIO LEPROTTO, INFAME, LUAMARO, BASTARDO, ONTO, CAN MARSO DE DIO BOIA LADRO STRONZO IMBRIAGO PUTTANIERE BALDRACCON DE MERDA VECIO STUPRATORE

  7. Orso Eugenio in ha detto:

    Dio rottinculo manca nell’elenco presentato …

  8. Alessandro in ha detto:

    Riferendomi ad un punto che sostenevi di non poter indagare, vorrei darti un micro-aiutino. “Dio lai” sta per “dio laido”, cioè “sporco” ma in senso accusativo ed offensivo piuttosto che semplicemente descrittivo. Una persona laida è una persona marcia dentro, non in senso moralista ma universale: non lo si usa per descrivere qualcuno il cui comportamento ferisce la nostra morale personale, ma solo per offendere qualcuno che fa cose che nessuno condividerebbe o perdonerebbe. Un ricco che fa bancarotta fraudolenta sapendo perfettamente che molti dei suoi dipendenti finiranno fisicamente in un centro per senzatetto. Un genitore che abusa sessualmente dei figli. Un maniaco che di notte investe cani randagi con la macchina. Queste sono persone “laide”. Laido si usa anche, raramente, per dire che qualcosa è sporco in senso prettamente fisico, ma anche qui, è un termine così aggressivo che sta per “così sporco che non si può pulire o non vale la pena provarci”, ad esempio in <>. Moralmente, quindi, un laido è non solo malvagio, ma attivamente truce e trasandato nella sua bassezza morale, un misto di “infimo” e “schifoso”.

  9. Alessandro in ha detto:

    Non so perché nel commento di prima non è venuta la frase messa tra le virgolette, in cui facevo l ‘esempio. Comunque la frase è: Ma dai non vedi che è laido? Buttalo, che lo ricompriamo.

    Colgo l’occasione per dire che questo blog è geniale.

    Ps da mia moglie: Dio Campo di Concentramento (abbreviata in Dio Lager), Dio diarrea

    Nonno Fiorucci, famoso su Youtube, dice spessissimo (e l’ho sentito io per primo in molti paesini toscani) “Dio asserpentato nel culo”

    Lugaresi di Cesenatico (altra personalità iraconda, seppur totalmente giustificato dalla situazione -e bravissima persona a detta di chi lo conosce) usa frequentemente il “Dio vigliacc”, cioè dio vigliacco

  10. Dario in ha detto:

    Vorrei metterti a parte di una misteriosa bestemmia che era solito pronunciare un vecchio tornitore e risale ai primordi della mia vita lavorativa, quindi circa 25 anni fa e sul cui significato io e i colleghi di allora non abbiamo mai smesso di interrogarci:

    “Dio Sarbaiten”

    Questa solitamente era pronunciata al termine di un silenzioso raccoglimento, quale fosse il culminare espressivo di un intima contemplazione interiore…

    La teoria più accreditata è che derivasse dal Tedesco “arbeiten”, cioè “lavoro”, quindi una rudimentale forma di ringraziamento per il lavoro…

    Da segnalare anche “dio brigante”, “dio finocchione” e la particolare menzione al Santo Patrono della città: “chel furfante de Sant’Antonio”…

    • Alessandro in ha detto:

      A seconda di da dove proviene, sarbaiten sembra quasi assomigliare a “sarvation”, da “sarvatio”, abbreviazione di “sarvatico”, cioè “selvatico”, che può significare sia selvaggio, che puzzolente.

      Boh 🙂 che parola strana!

      Esisterà qualcosa di maggiormente capace di elevare l’uomo al di sopra della preistorica paura di un dio punitore quanto ci riesce la bestemmia?

  11. Alessandro in ha detto:

    Guardo il mondo da un oblò… dio porco un po’… 😀

  12. Samu in ha detto:

    Canzone che girava a scuola (Mantova)

    “Mio fratello ha le scarpe di gomma
    porco dio e la puttana madonna.
    Le scarpe di gomma le voglio anch’io
    puttana madonna e anche porco dio.”

  13. Alessandro in ha detto:

    Chi lascia la via vecchia per la nuova sa che Dio è porco ma non sa cosa trova

  14. luca in ha detto:

    su la bestemmia “dio faust” o “dio falso” o la molto usata contrazione “dio fa ” a torino circola una leggenda, sembrerebbe che un prete per fare bella figura ad una processione abbia ridipinto una vecchia statua , durante la processione si mise a piovere e la pittura della statua colò via e da li l ‘ espressione dio falso

  15. Marco Gagno in ha detto:

    Dio scatenato cane in culo della madonna troia oppure dio Satana.

  16. LOLZ in ha detto:

    dio boooiasso in curva a ghera un giasso, dio boion, ho fatto un gran balton.
    dio maaaiale, mi so fatto male, dio assasin ho rotto il motorin.

  17. Guest in ha detto:

    Nessuna nuova aggiunta? 😦 Mi manca questo blog 🙂

  18. Un amico di Torino si è inventato la serie dei “rimproveri”.. una bella è:
    Dio, portami il diario!!

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